Centri Territoriali per la Sicurezza e la Qualità della Vita

 1- Le difficili condizioni di vita nei quartieri romani

Esistono diversi fattori che pongono la città di Roma tra quelle in cui, maggiormente, possono manifestarsi condizioni particolarmente avverse a relazioni soddisfacenti tra esseri umani inseriti in un ambiente vivibile. Gli ultimi tentativi di costruire una città a misura d’uomo, dopo la caotica espansione del primo e secondo dopoguerra, furono fatti dalle giunte a guida comunista della seconda metà degli anni 70, ma l’impostazione urbanistico-sociologica  che le ispirava portò a risultati decisamente sconfortanti . La successiva stagione delle giunte a guida democristiana (naufragate con il terremoto giudiziario dei primi anni ’90), un po’ per la forte opposizione dei comunisti e dei verdi, un po’ per una elevata conflittualità interna, aveva  mantenuto in termini discreti l’avvio di nuovi programmi di espansione edilizia, ma  gli ultimi quindici anni,  hanno pienamente “risarcito” le proprietà fondiarie e i costruttori, aggiungendovi i dovuti interessi  . In tutto questo il leit motiv è stato “come far più soldi utilizzando il territorio” con un occhio poco attento alle reali necessità abitative e alla mobilità, senza minimamente preoccuparsi dei sistemi sociali che , con il loro potenziale di conflittualità, si sarebbero venuti a creare. I timidi esperimenti di decentramento culturale e amministrativo degli anni 70, sono rimasti congelati a tale epoca, oramai remota, non solo nei contenuti e nelle forme (entrare in un qualsiasi “centro”  con obiettivi ‘sociali’ trasmette la sensazione di una visita ad una necropoli etrusca), ma persino nelle persone che ci lavoravano trent’anni fa o nei loro improponibili cloni . Gli unici elementi di novità e di vitalità sono costituiti da quanto realizzato dai privati, i quali, ovviamente, sviluppano iniziative mirate al profitto che, spesso, creano problemi di traffico e di vivibilità (si pensi ai megacentri commerciali o alle discoteche).

Ci troviamo, quindi, di fronte ad un’espansione urbanistica che ha modificato l’ambiente e la composizione sociale delle persone che ci vivono, senza che si siano create strutture operative di integrazione  sociale, moderne ed efficienti in grado di cercare soluzioni di coevoluzione  o di arginare elementi dinamici potenzialmente pericolosi. Per il momento l’immigrazione straniera si prende il carico di essere considerata il fattore principale del degrado soprattutto, per la sua facile individuazione a livello simbolico in quanto, a tale categoria, appartengono sicuramente persone ed etnie che manifestano comportamenti antisociali francamente rivoltanti.   Tuttavia l’assenza di senso civico, la diffusa tendenza alla prevaricazione, la continua violazione di leggi e regolamenti, pervadono condomini, caseggiati e quartieri, anche dove  gli stranieri sono  una sparuta minoranza e i frequenti episodi di violenza tra giovani italiani, mostrano con sufficiente chiarezza una condizione di malessere non riconducibile a fattori di scarsa integrazione etnica..

 
2- Le reazioni ad un ambiente caotico

Gli esseri umani, solitamente reagiscono alle modificazioni ambientali impreviste con modificazioni comportamentali la cui intensità è direttamente proporzionale alla dimensione delle modificazioni e alla loro imprevedibilità. Quando la modificazione dell’ambiente non dipende da una scelta compiuta (ad.es. un viaggio o il trasloco in un altro quartiere o in un’altra città), le modificazioni sono accompagnate da disordini più o meno intensi e durevoli. Le nostre abitudini di vita, sono basate su percezioni ed azioni che orientano a definire la nostra identità e quando questo flusso subisce l’immissione imprevista di nuovi elementi, i nostri sistemi personali vengono perturbati. Questo, normalmente, avviene quando gli elementi nuovi producono cambiamenti negativi, tuttavia, per alcuni individui (purtroppo sempre più numerosi) qualsiasi novità viene percepita automaticamente come sorgente di minaccia. Le reazioni comportamentali comuni appartengono, a grandi linee,  alle categorie dell’aggressività , dell’ostilità e della autoriduzione  del campo percettivo. La Psicologia Costruttivista (dalla quale è orientata la nostra analisi) definisce queste tre condizioni come “disordini di transizione” descrivendone le caratteristiche e gli obiettivi nelle modalità che seguono:

Aggressività-  Consiste nell’esplorazione attiva del campo percettivo per arrivare ad una sua descrizione che sia integrata nella propria identità . Di solito, anche se può creare forti perturbazioni, non porta ad un atteggiamento distruttivo verso nuovi elementi, bensì conduce all’elaborazione di nuove forme di coesistenza tra il vecchio e il nuovo. Le persone aggressive mostrano, dopo qualche tempo, una buona capacità alla comprensione e alla tolleranza, giungendo, in molti casi, ad integrare le novità antecedentemente temute in progetti futuri di miglioramento delle condizioni ambientali. L’aggressività mal gestita, tuttavia, può condurre, come accennato, a manifestazioni comportamentali che generano  allarme e conflitti (anche con le istituzioni), specialmente quando assume forme collettive che favoriscono l’infiltrazione di elementi che la sfruttano per fini diversi da quelli della ricerca di nuove soluzioni.   

Autoriduzione del campo- Per molti individui, quando la dimensione degli elementi nuovi è tale da non poter essere ricondotta, nemmeno con uno sforzo notevole, all’interno dei confini della propria identità,  si ha una reazione caratterizzata dall’esclusione consapevole degli elementi dal proprio campo. E’, in pratica il “girare la testa da un’altra parte” o il “rinchiudersi in casa” , atteggiamenti molto diffusi e criticati ma sui quali, in genere, nessuno agisce perché appaiono meno minacciosi delle manifestazioni aggressive e ostili. Tuttavia, sebbene per brevi periodi una tale reazione possa aiutare l’individuo a ridurre lo stress da esposizione agli elementi negativi, i processi di autoriduzione del campo equivalgono a quelli che, in psichiatria fanno parte del quadro clinico chiamato ‘depressione’, e già questo dovrebbe bastare a sottolinearne i rischi impliciti che comprendono l’esplosione di violenza incontrollata e imprevedibile, il ricorso a stupefacenti, ecc. Sul piano sistemico, a parte l’evidente abnormità di costringere gli individui a limitare la propria esistenza, i processi di autoriduzione tendono a progredire epidemiologicamente , con l’autoesclusione di interi gruppi e categorie che cessano, così, di essere elementi di vitale utilità per  il loro  sistema sociale.  Un caso tipico è rappresentato dalla scomparsa dei quadri periferici dei partiti : lasciati da soli di fronte alle trasformazioni del loro terreno di militanza  hanno smesso di svolgere quel ruolo fondamentale di collegamento con le organizzazioni centrali, lasciando queste ultime senza alcuna cognizione sulle trasformazioni in corso e sul crescente divario che si andava creando tra un certo  potere politico e i suoi precedenti sostenitori.

Ostilità- E’ un fenomeno psicologico complesso del quale, quello che ci interessa, è la valutazione degli effetti sociali che esso genera. Trae origine della constatazione che le proprie esperienze personali abbiano avuto un risultato fallimentare insostenibile e che sia assolutamente necessario dare la colpa di quello che è accaduto a persone, eventi e circostanze esterne, in maniera da occultare le proprie responsabilità. Il “nemico strumentale”, una volta individuato, viene accusato di ogni nefandezza falsificando intenzionalmente i dati di realtà e viene giustificata ogni manifestazione di odio (compresa la violenza) nei suoi confronti. Il quadro sarebbe già abbastanza fosco senza dovervi aggiungere un altro fattore che accompagna la fenomenologia descritta: gli individui e i gruppi che praticano l’ostilità, finiscono per credere quasi completamente alle menzogne da loro stessi inventate, alimentando ulteriormente la negatività delle loro riflessioni e delle loro azioni distruttive. Questa fu la condizione psicologica dominante che creò, nella Germania nazista, le condizioni per lo sterminio degli Ebrei e, fortunatamente in scala ridotta, è la chiave di interpretazione dei tanti, apparentemente assurdi, episodi di cronaca nera che viviamo troppo spesso nelle grandi città. Gli stranieri e le minoranze sono le vittime preferite , in quanto sono facilmente riconducibili agli stereotipi caratteristici del pensiero semplificato, ma anche polizia , carabinieri o vigili urbani possono divenire oggetti  dell’ostilità di taluni gruppi o individui che, per appartenenza culturale o esperienze personali, vedono nella divisa una minaccia generalizzata .


3-     Uno strumento per sviluppare informazione e partecipazione 

Da quanto esposto nella sezione precedente, si può comprendere che i  fattori determinanti del malessere  si verificano quando viene percepito  il cambiamento socio-ambientale, la non chiarezza del perché esso avviene, chi sono e che cosa vogliono i suoi protagonisti, quali saranno le conseguenze immediate percepite pregiudizialmente come negative. Ciò che avviene oggi, con impressionante frequenza , è che  i cittadini avendo , per troppi anni, assistito al saccheggio e alla devastazione del territorio di appartenenza, si oppongono pregiudizialmente a qualsiasi intervento programmato mentre, paradossalmente, non sembrano rendersi conto in di fattori di degrado  derivante da azioni abusive, sino al momento in cui questo assume proporzioni gravi. La maggior parte delle associazioni, comitati di quartiere, ecc., seppure seguendo uno schema diverso e, in molti casi, mostrando abbastanza chiaramente l’appartenenza a filoni ideologici determinati, non sfuggono a questo doppia combinazione di indifferenza-allarmismo che, sicuramente, non aiuta le istituzioni a risolvere i problemi.

Stabilito l’assunto fondamentale che un ambiente sociale, in particolare quello metropolitano, non può essere ritenuto come immutabile, tanto nelle sue connotazioni sociologiche, quanto in quelle infrastrutturali, ne’ che gruppi di pressione, di qualsiasi tipo essi siano, possano unilateralmente opporsi ai cambiamenti, va considerato che qualsiasi iniziativa  che implementi la condivisione e la consensualità  riduca ragionevolmente una serie di inconvenienti e ritardi sia nell’attuazione di interventi pianificati, sia nel risanamento o riduzione dei danni in situazioni createsi in assenza di adeguata programmazione o controllo da parte delle pubbliche amministrazioni.

Sviluppare i fattori  che in ambito sociale facilitano la creazione di un terreno di conversazione, può quindi, rivelarsi molto utile sia per l’apparato pubblico, sia per la cittadinanza,  ,  orientando verso una programmazione consensuale della gestione del territorio le energie attualmente dissipate nelle conflittualità.

Lo strumento individuato per svolgere un ruolo determinante in questa prospettiva, è un’unità territoriale di tipo nuovo che presenti le caratteristiche seguenti :

Questo si traduce nell’offerta di prodotti e servizi tra i quali:

Le caratteristiche dello staff impiegato nel progetto saranno le seguenti: